Dieta del gruppo sanguigno, la storia


La dieta del gruppo sanguigno si sta diffondendo anche nel nostro paese, già da alcuni mesi. Si tratta di una particolare tipologia di regime alimentare che si fonda sul fabbisogno dei differenti gruppi sanguigni. Si tratta di una dieta che ha riscosso, fin da subito, delle aspre critica da parte degli esperti. Molti però hanno anche annunciato una significativa perdita di peso. La differenza dei gruppi sanguigni era un elemento che all’inizio del secolo era pressocché sconosciuta. Fu uno studioso austriaco, Karl Landsteiner, a rivelare l’esistenza dei gruppi sanguigni nel 1901.

La dieta del gruppo sanguigno

Fu una scoperta davvero eccezionale che permise di salvare la vita a tante persone che da allora si possono sottoporre a trasfusioni, senza incappare nei problemi di compatibilità tra il sangue del ricevente con il donatore. Una scoperta senza dubbio fondamentale a cui ne seguì un’altra altrettanto importante: il RH positivo e negativo. I sostenitori di questa dieta spiegano come nell’era preistorica gli esseri umani erano caratterizzati da un solo gruppo sanguigno: lo zero. Un fattore direttamente collegabile alla loro alimentazione, essenzialmente composta di carne, bacche e radici. Ma con il passare del tempo molte cose cambiarono ed anche la nutrizione. Cominciarono a diffondersi agricoltura ed allevamento con il consumo di cibi che fino a quel momento non erano affatto conosciuti come il latte ed i cereali.

A questo punto sono cominciati a nascere nuovi tipi di gruppi sanguigni differenziandosi anche per gli alimenti consumati. Sono nati, così, il gruppo sanguigno A ed il B. L’appartenenza ad un determinato gruppo porta ad una maggiore possibilità di ammalarsi di determinate malattie rispetto ad altre. Proprio da questo aspetto nasce la dieta del gruppo sanguigno basata sull’esistenza delle lectine. Si tratta di proteine in grado di legarsi alle diverse molecole formando una vera e propria colla; una sostanza che sarebbe dannosa con uno o più gruppi sanguigni.